Riqualificazione Ex Stabilimento Assegnatari Associati Arborea (OR), 2011

 

PROGETTISTI

Alessio Bellu, Giovanni Antonio Mura, Vincenzo Giosuè Tomasello, Luca Tuveri, Gianluca Zini, Daniele Secci

COLLABORATORI

Andrea Tonelli, Francesca Masia, Martina Pusceddu, Luisa vittoria Nurra, Chiara Cattani 

ENTE PROMOTORE

Assegnatari Associati Arborea

LOCALIZZAZIONE

Arborea (OR)

ESITO

Menzione

CRONOLOGIA

2011: concorso di progettazione



La riqualificazione dell'area finora occupata dallo Stabilimento 3A può rappresentare un importante contributo alla forma urbana complessiva del centro di Arborea, riaffermando e portando a compimento il disegno dell'impianto fondativo e, insieme, tentando di proiettarne al futuro la validità, il senso e le ragioni. 

L'affaccio diretto su Corso Italia, uno degli assi principali che hanno organizzato la struttura urbana fin dalla fondazione, rappresenta un'occasione per stabilire nuove relazioni percettive con i vicini edifici di rilievo, il Mulino, l'Enopolio, il Caseificio, il Palazzo della Società Bonifiche Sarde, la casa del Fascio e del Balilla, il Mercato e L'Ospedale, completando quello che già oggi si presenta come un asse monumentale che testimonia la storia sociale e produttiva di questa comunità.

A questa lettura del ruolo potenziale dell'area rispetto all'impianto urbano corrisponde la scelta di concentrare le funzioni più spiccatamente pubbliche del programma proposto in un nuovo fronte urbano che, attraverso lo spazio pubblico, stabilisce un dialogo urbano diretto con il Corso Italia. Una sequenza di bande trasversali, riverbero formale dell'affermazione dell'asse di Corso Italia, organizzano la parte più interna e privata dell'area, destinata ad accogliere il complesso delle unità abitative.

Si definisce così una logica insediativa che permette di coniugare la parte pubblica con quella privata, gli edifici istituzionali con il tessuto edilizio e più in generale di conciliare, nelle rispettive autonomie, le due grandi tradizioni della cultura urbana occidentale che sembrano essere alla base dell'esperienza fondativa: da un lato la distinzione (Gregotti, 1999), cioè il principio classico di composizione dello spazio urbano per volumi autonomi e distinti, abilmente riscoperto nei nodi monumentali delle città di fondazione; dall'altro il modello urbano della città giardino in cui, per la prima volta, si fondono ambiente urbano e ambiente naturale.

Allo stesso tempo il progetto re-interpreta lo spirito urbano della fondazione alla luce della convinzione che il paesaggio appare oggi l’unico strumento capace di rispondere ai processi di trasformazione delle strutture urbane, specialmente in un luogo in cui i confini tra città e campagna, tra natura e artificio acquistano spessore e significato diversi: una campagna organizzata da precise e rigorose regole geometriche e un nucleo abitato che poco ha della compattezza dei centri di antica formazione e molto delle porosità in cui possono insinuarsi  gli elementi vegetali.

Il tessuto residenziale trova rimanda così, anche iconograficamente, al campo, ai solchi tracciati dall'aratro, alle striature del paesaggio agricolo, piuttosto che alle matrici insediative tradizionali, producendo quella mutazione che trasforma una trama agricola in struttura urbana per parziale estrusione architettonica dei tasselli del mosaico poderale.